Incontro. “Fratelli tutti – L’inesauribile speranza per un bene infinito di pace”

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Il Centro Interculturale Ponte ad Oriente APS (CIPO) e il Movimento dei Focolari hanno organizzato a Bari il 23 novembre 2024 un incontro: “Fratelli tutti – L’inesauribile speranza per un bene infinito di pace – Persone e popoli del Mediterraneo mendicano la concordia”.

Sono intervenuti il prof. Wael Farouq dell’Università Cattolica di Milano, il Mons. Paolo Martinelli Vicario apostolico dell’Arabia Meridionale e Carlos Palma Lema, coordinatore generale di Living Peace International; ha moderato Eugenio Andrea a responsabile della Comunicazione del Meeting per l’Amicizia fra i popoli di Rimini.

Da dove è nata l’iniziativa?

2020. Quando è stata pubblicata l’enciclica “Fratelli tutti” eravamo investii da quotidiani report sulle guerre in a o che chiedevano di prendere posizione. Con un gruppo di amici e con l’ausilio di una guida autorevole, abbiamo voluto leggere integralmente l’enciclica per confrontare la posizione del Papa con le nostre esigenze di verità, giustizia, felicità e per applicare un metodo di giudizio comunionale.

Sono emerse tre questioni:

Nell’enciclica il Papa rilancia le affermazioni di San Francesco “Fratelli tutti” (Ammonizioni, 6, 1: FF 155) e del grande Imam Ahmad Al-Tayyeb “essere umani … chiama a convivere come fratelli tra loro” (Viaggio apostolico del Papa negli Emira arabi). Papa Francesco scrive: “Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fa della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tu noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”. A molti è sembrato appunto un sogno, un’utopia, per alcuni, ironicamente, un’esagerazione.

Discutendo sul de aglio dei giudizi presenti nell’enciclica (un mondo chiuso, un mondo aperto, un cuore aperto, una migliore politica, dialogo e amicizia sociale, incontro, religioni) alla domanda: “siamo tutti uguali?” è emersa anche la risposta “No!”.

Affrontando, visti i tempi, l’esigenza della pace è sorta la domanda: “Ma cosa posso fare io nella mia periferia per la pace nel mondo?”.

Allargando il dialogo con altre realtà che lavorano ed operano su queste provocazioni abbiamo incontrato posizioni aperte dalle quali abbiamo imparato un metodo di dialogo vero: non è necessario cercare un compromesso tra le verità affermate da ciascuno ma è più corrispondente alle a ese di tu guardare come il Mistero muove il cuore dell’altro così come muove il mio.

Abbiamo perciò voluto ascoltare dei testimoni per i quali quello che il Papa sogna sta diventando esperienza.

Cosa è accaduto nell’incontro?

Il primo riscontro personale e condiviso è stato guardarsi, da vicino e in video-collegamento, come ‘fratelli di fatto’. Diverse culture e tradizioni, diversi carismi e vocazioni, diverse responsabilità e ruoli sociali ma una comune esperienza umana provocata dalle circostanze della vita e chiamata ad entrare in relazione con altri, differenti, ‘lontani’, stranieri: tu con il proprio cuore in azione.

Le circostanze raccontate dai testimoni attraversano eventi storici dramma ci e significa vi: rivoluzioni, guerre civili, migrazioni, perdite di valori, responsabilità pastorali, contraddizioni e contrapposizioni ma anche incontri, riconoscimenti reciproci, iniziative educative, verifica delle proprie convinzioni.

La parola sintetica che descrive ciò che è stato messo in comune è ‘fare esperienza’ della propria e altrui umanità investita da una proposta di vita in relazione con il Mistero che fa tutte le cose.

Il racconto dei testimoni ha espresso l’accorgersi di essere fratelli perché convoca da un Padre comune. “Le religioni sono chiamate a camminare insieme per contribuire alla umanizzazione del mondo, all’umanizzazione delle relazioni tra le persone, cioè quindi non tanto come concorrenti ma come realtà che possono riconoscere il compito, come dice Papa Francesco nella Fratelli Tutti, di lavorare insieme per un mondo pacificato, per un mondo pacifico in cui si possano sperimentare relazioni fraterne, in cui ci si stima vicendevolmente e si cammina insieme.”. (Mons. Martinelli).

Fino a poter diventare padri gli uni con gli altri ed “avvicinarsi alle altre persone nel loro stesso movimento, non per trattenerle nel proprio, ma per aiutarle a essere maggiormente se stessi.” (Prof. Farouq).

Una conseguenza del rendersi conto di cosa corrisponde di più al desiderio del cuore di tu porta a prendere inizia va per educare alla pace i giovani (che in alcune zone del mondo non sanno cosa sia vivere in pace) documentando che “la pace non è una cosa che si fa, è una cosa che si vive. E la pace incomincia nel cuore, quando io amo. Allora sì che tu o quello che dico, faccio, sento, esprime pace.” (Carlos Palma).

Potersi guardare come fratelli permette di mettere in comune ciò che gli occhi di ciascuno ha visto “essere tu fratelli, convivere nei tempi di paura, nei tempi di violenza, nei tempi del male, non è vero che è astratto. È vero, è reale e l’ho visto con i miei occhi.”. (Prof. Farouq).

Anche fare memoria di ciò che è accaduto 8 secoli fa, come l’incontro in piena crociata di due persone così diverse come San Francesco e il sultano Malik al-Kāmil, mostra un metodo per la fratellanza umana: “si incontrano e non dialettizzano ma invece imparano a conoscersi vicendevolmente, a stimarsi vicendevolmente e anche ad imparare, ad apprezzarsi l’un l’altro, come San Francesco dichiaratamente farà quando nelle le ere sull’incontro dice che è rimasto colpito dai tra della religione islamica che vuole in qualche modo riscrivere anche all’interno dell’esperienza cristiana.”. (Mons. Martinelli).

La provocazione alla fratellanza universale contenuta nell’enciclica diventa “un’esperienza che finiva sempre con le lacrime per la commozione perché sen vo che era fuoco sul fuoco dentro di me. Ed ha generato l’auto-educarsi alla pace in modo concreto e non teorico.”. (Carlos Palma).

È possibile sperimentare un inizio di cammino insieme per una reciproca presenza e testimonianza in luoghi umani in cui ri-capire di essere sta chiama ad un compito missionario attraverso una continua conversione a ciò che ci è accaduto.

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