ANNUNCIO DELL’EVENTO
Vivere e camminare per la “Profezia della Pace” A chi giova e dove conduce?
Elena Mazzola, Presidente della ONG Emmaus di Karkiv in Ucraina, tornata forzosamente in Italia in seguito allo scoppio della guerra insieme ai giovani della Comunità da lei fondata, sarà presente il 3 marzo alle 19.30 presso la Parrocchia della Resurrezione in via Caldarola 30 a Bari con alcuni giovani ucraini della comunità Emmaus rifugiati in Italia, a raccontare l’esperienza di cui sono protagonisti.
Nel frastuono quotidiano degli scontri armati, che continuano a generare pro fondi e terribili sconvolgimenti, gli oltre quaranta ragazzi fuggiti con Elena in Italia sperano nella pace per poter tornare a casa. Questa fiduciosa attesa è alimentata dall’aiuto a favore di chi è rimasto ma soprattutto dalla testimonianza di persone che, malgrado abbiano subito la pesantissima violenza della guerra nelle loro vite e nei loro affetti, hanno accolto l’invito del Papa al dialogo come strumento di superamento delle divisioni, dei conflitti e, in particolare, di questo conflitto che ha ormai superato un anno di durata (24 febbraio 2022).
Questa guerra, come altre tante, richiama le nostre guerre quotidiane che fanno meno fracasso ma che ci lasciano nella confusione, nello scetticismo e nella solitudine e assottigliando in noi la speranza, incrementano la tentazione di voler essere lasciati in pace in modo da poter continuare a coltivare senza angoscia la nostra indifferenza.
La testimonianza di persone reali come Tanja, nata con una leggera forma di disabilità e cresciuta in un orfanotrofio a causa di vicende familiari drammatiche, che è riuscita a perdonare l’uomo che ha ucciso sua madre e ha trovato nella comunità Emmaus una ragione non solo per vivere, ma per dire che qui ha scoperto la profezia della pace, realtà che nasce e cresce grazie della presenza di Dio tra noi, ne è la luminosa dimostrazione.
Questa e altre sono le disarmanti attesta zioni che desideriamo incontrare insieme a Elena e ai suoi “ragazzi” per conoscere e vivere nel nostro quotidiano la profezia della pace, tanto auspicata e sostenuta, in modo ragionevole e realistico, da Papa Francesco.
Bari, 27.02.2023 Comunione e Liberazione di Bari
RESOCONTO POST EVENTO
Bari. Il volto più umano della pace
Bari. Il volto più umano della pace – Comunione e Liberazione – Sito ufficiale
15.03.2023
Una settimana di incontri e testimonianze in Puglia per gli amici ucraini della ong Emmaus, profughi in Italia. Tra i tanti dialoghi accaduti, uno in particolare: quello con padre Emmanuel. Che, commosso, ha scritto un messaggio.
Un corso di aggiornamento per insegnanti ad Altamura è stata l’occasione per chiedere a Elena Mazzola di venire qualche giorno in Puglia con alcuni dei suoi amici per incontrare e raccontare di sé, dell’Ucraina e dell’esperienza di Emmaus, l’opera di accoglienza per orfani e disabili ucraini.
Un vero “tour de force” tra banchi di scuola, saloni parrocchiali e aule scolastiche che ha permesso a tanti amici di vedere incarnato in un’esperienza viva l’invito rivoltoci da Papa Francesco a vivere con lui la “profezia per la pace”.
In particolare, poco prima della partenza di Elena, è accaduto un incontro imprevisto. Il sabato sera, dopo aver partecipato alla messa nella Basilica di San Nicola insieme ad alcuni amici, Elena ha conosciuto padre Emmanuel Albano, domenicano e docente di Patrologia alla Facoltà Teologica Pugliese, oltre che direttore del Centro ecumenico “P. Salvatore Manna” presso la stessa basilica. Pieno di domande, ha dialogato con Elena in modo appassionato, e alla fine le ha detto: «Noi siamo aiutati ad abbracciare tutto questo perché c’è Uno che prima di noi è salito in Croce. E gli amici ucraini si sentono compresi solo a questo livello, come dice la lettera del Santo Padre Francesco al popolo ucraino, che guarda e ascolta ogni giorno il dolore di un intero popolo».
Nicola, Bari
Padre Emmanuel ha inviato, poi, un messaggio per ringraziare di quanto aveva visto e vissuto. Ecco le sue parole:
Rimanete umani
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,43-44).
Non c’è luce più grande che le parole di Gesù. E non c’è condizione migliore per vedere la luce che quando si è nelle tenebre. E forse quanto più le tenebre sono fitte, tanto più la bellezza della luce mostra la sua invincibile forza.
Il dolore che giunge a noi – oggi più forte – da vicino e da lontano provoca continuamente. Provoca a una risposta. Provoca riflessioni. Provoca l’azione. Spesso provoca mostrando l’impotenza di chi non è in grado di spostare i grandi equilibri. E per questo tenta di disperazione. Di inazione. Di insensibilità. Di morte. Anche se di una morte lenta. Inconsapevole. Paralizzante.
Di fronte a tale scenario le parole di Gesù abbagliano. Faro di speranza in situazioni dolorosamente difficili. Ingrovigliate. Complesse. All’uomo insolubili. Di fronte a tale insolubilità il Maestro di Galilea dice «rimanete umani». Anzi, di più. Crescete in umanità.
Di fronte al dolore che disumanizza rimanete umani. A fianco del dolore che strazia il fratello e la sorella siate ancora più umani. E la vostra umanità curerà – si prenderà cura – della ferita. Almeno la lenirà un po’. L’umanità vi permetterà – almeno un po’ – di vedere il dolore dell’altro. Di sintonizzarvi con lui. E di farvi capire dal dolore che lo abita. Anche con una lingua che divide. Anche tra culture lontanissime. Anche con abitudini che spostano lontano.
Rimanete umani anche di fronte a chi procura dolore. Perché la vostra umanità è il modo migliore per parlare alla sua sordità. Per aprire i suoi occhi rabbuiati. Magari da dolore passato. Oppure da lontane convinzioni. Rimanete umani. Perché l’umanità faccia breccia. Unica voce che può veramente insinuarsi. Sgretolando – foss’anche poco a poco – i muri che le ragionevoli riflessioni non cessano di innalzare da ogni parte.
Rimanete umani. Con la convinzione che tutti siamo umani. E neanche troppo in fondo. Anche di fronte alla voce che spinge a credere il contrario. Tutti siamo umani. Nessuno escluso. Tutti abbiamo il più potente organo di comunicazione: il cuore.
Nella fiducia, incrollabile, che esso è creato dal Padre comune. Che «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti». Senza mai cessare di re-cordare che tutti sono fratelli.
Chi non dimentica rimane umano. E, sforzandosi di esserlo sempre più, incontra Colui che dell’umanità ha mostrato il volto più… umano.
Con fraterna e sincera riconoscenza per la testimonianza ricevuta questa sera.
padre Emmanuel, Bari

