ANNUNCIO DELL’EVENTO
Il giorno 14 dicembre 2025 dalle ore 10 alle ore 21 il CIPO parteciperà al MEETING DEL VOLONTARIATO presso la Sala Murat in Piazza del Ferrarese a Bari.
L’ente promotore è il Centro Servizi per il Volontariato CSV- San Nicola che ha scelto come tema per quest’anno “Il coraggio della speranza”. “L’obiettivo primario è ricostruire e approfondire il senso stesso del nostro operare, mettendo al centro la Speranza come forza motrice. Il Meeting infatti è concepito come un’occasione per superare l’isolamento e costruire reti solide e collaborative con le altre associazioni e la comunità. Non si tratta dunque di un evento unidirezionale, ma di un dialogo aperto”.
In questa cornice si inserisce il CIPO che racconta la propria esperienza di speranza attiva, quella che richiede un vero e proprio coraggio per essere vissuta. È il coraggio di credere nel domani anche quando l’oggi è incerto. Il coraggio si avvera in un Ponte quasi invisibile, fatto di sguardi, di ascolto, di volontà di andare verso l’altro: è il luogo dove accadono gli ingredienti fondamentali dell’umanità, gli incontri, gli abbracci, l’accoglienza.
L’Incontro: Il coraggio della speranza inizia quando decidiamo di non restare isolati sulla nostra “sponda” e, con l’umiltà di chi sa di non conoscere tutto, ci apriamo all’incontro con chi è diverso da noi.
L’Abbraccio: Quando l’incontro diventa autentico nasce l’abbraccio. E’ il momento in cui si riconosce l’altro non come un estraneo, ma come un compagno di viaggio. È il luogo dove le paure si dissolvono, dove le differenze si annullano, dove la solitudine viene sconfitta. L’abbraccio è la forma più alta di speranza in azione.
L’Accoglienza: Ed infine l’abbraccio si traduce in accoglienza. Accogliere significa fare spazio nella nostra vita, nel nostro cuore, nella nostra comunità per l’altro da sé.
Quando viviamo questi tre momenti, il Ponte invisibile diventa un cammino. La speranza non è più un’attesa, ma un movimento costante che si trasforma in una storia di amicizia verso il destino comune che tutti condividiamo: un’umanità più coesa, più forte e più compassionevole. Il coraggio della speranza non è un sogno irrealizzabile, ma una scelta quotidiana. Il CIPO invita tutti ad essere costruttori di ponti: dobbiamo avere il coraggio di andare incontro, di abbracciare, di accogliere perché la speranza è la nostra magnifica, condivisa, realtà.
RESOCONTO POST EVENTO
TESTIMONIANZA
La giornata di oggi si è inscritta come un passaggio denso e fecondo nel cammino del Centro Interculturale Ponte ad Oriente (CIPO). Su invito di Michele D’Alba, abbiamo preso parte al Meeting del Volontariato di Bari, presso lo Spazio Murat: una vera e propria agorà contemporanea, nella quale molteplici realtà associative si sono ritrovate non semplicemente per mostrarsi, ma per esporsi, nel senso più autentico del termine, a quell’alterità che ogni incontro porta con sé. In questa cornice viva e plurale, anche il CIPO ha avuto il suo stand: uno spazio sobrio ma eloquente, nel quale si raccoglieva la nostra storia, la nostra unione e, soprattutto, il nostro ponte ad Oriente. Un ponte non solo geografico, ma umano e spirituale, aperto a culture, costumi e narrazioni differenti, tutte ricondotte a un’unica e inesauribile domanda di senso, quella che continuamente sollecita l’uomo e lo sospinge nella ricerca di sé.
Tra i segni più significativi esposti, vi erano alcune testimonianze della mostra dedicata a San Nicola, composta dai disegni realizzati dai bambini di San Pietroburgo. Quei tratti semplici e autentici raccontavano, meglio di molte parole, la possibilità concreta di un dialogo che attraversa confini, lingue e storie, rivelando come l’infanzia sappia ancora indicare l’essenziale: uno sguardo puro sul mondo e sull’altro.
In occasione del Meeting, abbiamo inoltre realizzato una video-intervista che ha voluto essere non una mera documentazione, ma un tentativo di restituzione viva dell’esperienza. Nel ruolo di intervistatore, ho posto tre domande a due amici del CIPO, Mery e Dario. Alla prima domanda – Perché il CIPO si trova oggi al Meeting del Volontariato? – è emerso come la presenza del CIPO non risponda a un’esigenza di visibilità, bensì a una fedeltà alla propria vocazione: essere là dove l’umano si mette in gioco, là dove il volontariato diventa forma concreta di responsabilità verso l’altro. Alla seconda – Che cosa avete incontrato di nuovo al Meeting? – la risposta ha sottolineato la ricchezza dell’incontro con realtà diverse, spesso lontane per ambiti e modalità operative, ma sorprendentemente affini per tensione ideale. Il nuovo, in questo senso, non è stato solo ciò che non si conosceva, ma il riconoscimento di una comunanza di intenti. Alla terza domanda – Qual è il nucleo d’ordine del CIPO? – si è fatto chiaro come il cuore dell’esperienza del CIPO risieda nell’incontro: un incontro che non si accontenta della tolleranza, ma cerca il dialogo profondo, capace di custodire le differenze senza annullarle, orientandole verso un significato condiviso. Infine, è stata rivolta anche a me una domanda: che cosa ha provocato in te, e nella tua umanità, il CIPO? La risposta che sento di dare è che il CIPO ha provocato in me un ampliamento dello sguardo e del cuore. Mi ha insegnato che l’identità non si difende chiudendosi, ma si rafforza aprendosi; che l’incontro con l’altro non è una perdita, bensì una possibilità di compimento. Il CIPO ha inciso nella mia umanità come un invito costante a non accontentarmi di risposte superficiali, ma a sostare nella domanda, lasciandomi interrogare dalle storie, dai volti e dalle ferite del mondo.
La giornata al Meeting del Volontariato si è così configurata non come un evento isolato, ma come una tappa di un cammino più ampio, in cui il CIPO continua a testimoniare che costruire ponti è ancora possibile, e che proprio lì, nel rischio dell’incontro, l’uomo ritrova se stesso.
ALESSIO FAVIA
GALLERIA FOTOGRAFICA















