ANNUNCIO DELL’EVENTO
«La mostra itinerante “Uomini nonostante tutto. Testimonianze da Memorial” documenta l’importanza del recupero della verità storica e della memoria di ogni brandello di umanità sopravvissuto agli orrori dei Gulag sovietici del ‘900 perché si riparte da un bene, un bene vissuto che parla di bellezza, una bellezza tanto inutile e superflua quanto indispensabile fattore per la rinascita».
Sabato 28 Ottobre 2023 alle 10:00, Centro Interculturale Ponte ad Oriente (CIPO), Centro Culturale di Bari e Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di Bari inaugurano la mostra “Uomini nonostante tutto. Testimonianze da Memorial”, presso il Cinema Esedra in largo Mons. A. Curi 17 a Bari.
La mostra è esposta dal 28 Ottobre all’11 Novembre presso il Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana di Bari, in via Spalato 32.
Ingresso libero. Per le visite guidate e per i gruppi numerosi è necessario prenotare: 349 61 62 946 – ponteoriente.bari@gmail.com
«La mostra itinerante “Uomini nonostante tutto. Testimonianze da Memorial” documenta l’importanza del recupero della verità storica e della memoria di ogni brandello di umanità sopravvissuto agli orrori dei Gulag sovietici del ‘900 perché si riparte da un bene, un bene vissuto che parla di bellezza, una bellezza tanto inutile e superflua quanto indispensabile fattore per la rinascita»
La mostra è stata prodotta da Memorial Italia e Russia Cristiana e realizzata dalla fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli.
INTRODUZIONE
Il Centro Interculturale Ponte Oriente (CIPO) di Bari, per la sua natura ecumenica e culturale e ritenendo fondamentale porre una particolare attenzione alla memoria, alla verità storica, alla vicenda di ogni singolo uomo con il suo carico di dolore, di legami e di valori, intende promuovere, proprio nella città di Bari ed in collabora zione con Russia Cristiana, Memorial Italia, Centro Culturale di Bari e Meeting di Rimini, il progetto “Uomini nonostante tutto. Testimonianze da Memorial”. Si propone, quindi, di rispondere al compito storico assegnato alla città di Bari dalla presenza di San Nicola che la rende il con testo privilegiato di interazione tra diverse etnie europee unite dal comune affetto verso il Santo Patrono Nicola, che catalizza un sentire condiviso nonostante le tragiche vicende storiche e che permette di lanciare da questa città un tenace grido di pace.
Il progetto, articolato in seminari in modalità online, in attività formative in presenza e in laboratori didattici, sarà incentrato sulla mostra “UOMINI NONOSTANTE TUTTO. TESTIMONIANZE DA MEMORIAL”, suddivisa in 5 sezioni e già presentata in occasione del Meeting di Rimini 2022. Esso mira a perseguire, considerata la valenza educativa soprattutto per le giovani generazioni, l’obiettivo di rappresentare un valido strumento per favorire ed arricchire la riflessione pubblica sui temi della violenza, del totalitarismo e dei regimi illiberali, nonché privilegiare il dialogo, la conoscenza, ovvero instaurare una cultura di pace.
Il progetto proposto intende rivolgersi in modo particolare alle studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado, per i quali potrà essere possibile attivare anche un Percorso per le Competenze Trasversali ed Orientamento (PCTO), proposto dal Centro Interculturale Ponte ad Oriente (CIPO), della durata di almeno 16 ore per tutti gli studenti oppure di 25 ore per tutti gli studenti che, oltre a partecipare ai webinar, all’attività di formazione e laboratori didattici previsti, intenderanno cimentarsi anche nei ruoli di Guida alla mostra, di Servizio di accoglienza e di Servizio alla comunicazione multimediale. Alla fine del percorso si giungerà a verificare le conoscenze e le metodologie acquisite, oltre ad apprendere le competenze e le abilità delle attività svolte.
La mostra nasce da due percorsi espositivi realizzati negli ultimi anni a Mosca da Memorial sulla base dei propri archivi e collezioni museali: il primo, dedicato alle lettere che i padri scrivevano ai figli e alle famiglie dai lager; il secondo, sull’universo femminile nei lager, sui piccoli oggetti (ricami, disegni, pupazzetti), che le madri in lager confezionavano per i figli, nel disperato tentativo di mantenere vivo un legame che a causa del passare degli anni e della propaganda del regime sembrava inesorabilmente destinato a spezzarsi.
Attraverso queste corrispondenze e questi oggetti – a volte poveri, ingenui, a volte testimoni di una sorprendente creatività – emergono storie straordinarie di umanità, amicizia, di dolore e di verità, che docu mentano la passione per l’uomo che si conserva nelle più intime fibre della persona. In ogni sezione si alternano «voci» che sottolineano le condizioni disumane, volte appunto a umiliare, annichilire la persona, e altre che parlano della dignità riconquistata, di un «bene» che può risplendere ovunque e, nonostante tutto, consentire di restare uomini. La mostra è costruita su testi, video e foto (le collezioni di Memo rial qui presentate sono attualmente sotto sequestro).
Sezione 1. La memoria e Memorial
La prima breve sezione è dedicata a Memorial, la prima organizzazione pubblica indipendente fondata nel 1989 per custodire la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche e liquidata dalle autorità russe nel dicembre 2021: la sua storia, le sue finalità, le gure di Andrej Sacharov e Arsenij Roginskij, che ne sono stati il fon datore e l’animatore nei 30 anni della sua esistenza.
Sezione 2. Un messaggio che viene da lontano
Il tema della memoria è inscindibile dalla possibilità di vivere rapporti umani autentici. Di fronte al tentativo del potere di isolare la persona, di trasformarla in individuo indifeso, impotente (Siamo solo un numero), lettere e memorie gelosamente custodite, talvolta con grande rischio, testimoniano la volontà di non perdere tutta la tremenda ma anche grandiosa esperienza di umanità vissuta nel Gulag (La memoria: il patrimonio più prezioso). Questa creatività si esprime in messaggi, preghiere, lettere, memorie trascritte su carta, su pezzi di tela, nascosti negli abiti, ecc. Scrivere per continuare a vivere: alcune testimonianze particolarmente intense di come la corrispondenza con i propri cari sia stata una possibilità per non cadere nell’abbrutimento o nella disperazione.
Sezione 3. «I miei cari sono la stella che mi rischiara il cammino…»
Il regime conduce contro la famiglia una lotta accanita (Regime vs famiglia), perché i rapporti autentici al suo interno sono un antidoto naturale alle pretese dell’ideologia di dominare le menti. I padri vengono arrestati e sovente fucilati, le madri internate in campi creati per le «mogli dei traditori della patria» (La maternità violata). Eppure i vincoli familiari mostrano una straordinaria resistenza, in condizioni estreme (Custodire i legami familiari), di continuare ad essere un ambito educativo, un luogo di trasmissione dei valori fondamentali. Sovente il regime ricatta i figli, che si trova no a dover scegliere tra l’affetto per i 70 genitori e la fede nell’ideologia al potere (Di chi è la colpa?); è drammatico anche il dilemma dei genitori, loro stessi sovente educati secondo gli ideali rivoluzionari, che gradualmente scoprono la terribile verità dell’inganno in cui sono cresciuti, e da un lato vogliono aiutare i figli a camminare secondo giustizia, mentre dall’altro si rendono conto che questo potrebbe significare per loro andare incontro a repressioni (L’educazione comunista).
Sezione 4. Non si rinuncia a essere vivi
La vita all’interno dell’universo carcerario, nei suoi aspetti fondamentali:
• Lavoro – maledizione o libertà
• Una compassione più forte dell’ideologia
• Neanche il lager spegne l’amicizia
• Essere genitori dal lager
• Sete di dignità, esigenza di bellezza
In particolare, lo «scioglimento» di alcune storie, il ritorno alla libertà dopo 5, 8, 10 anni di lager, mostra tutta la difficoltà di ritornare alla vita in libertà, di riconquistare l’affetto dei gli, per i quali molte volte i genitori rappresentano degli estranei, ben diversi dalle persone che essi ricordano dall’infanzia (Storie con il «bel finale»). Come vivere la ferita bruciante degli anni perduti, delle vite spezzate, dei legami distrutti?
Sezione 5. Misericordia o giustizia?
Ognuno, nella vita, è chiamato a tentare una risposta a questa domanda. Qui a rispondere sono i protagonisti delle storie narrate in mostra: persone che riescono a non lasciarsi avvelenare dal rancore, ma a far sì che l’ultima parola sia di perdono e di misericordia.
RESOCONTO POST EVENTO
GALLERIA FOTOGRAFICA





















RASSEGNA STAMPA
- https://www.corrierepl.it/2023/11/19/ho-vissuto-memorial-quando-il-passato-interroga/
- https://www.meetingrimini.org/eventi-totale/uomini-nonostante-tutto-storie-da-memorial/
Una mostra che attraversa i cuori, i confini geografici e le generazioni
(Flora Caradonna Moscatelli)
La mostra «Uomini nonostante tutto» non ha ancora finito di peregrinare tra le città italiane e straniere. Ovunque suscitando reazioni intense e domande pregnanti. Questo racconto ci viene da Bari.
Nella bellissima sede del Palazzo della Città Metropolitana, Bari ha ospitato per due settimane la mostra del Meeting di Rimini 2022 «Uomini nonostante tutto. Testimonianze da Memorial», realizzata da Russia Cristiana in collaborazione con Memorial Internazionale e Memorial Italia. Promotore di questa iniziativa un gruppo di amici che, accesi dal fascino dei suoi contenuti e dalla delicata e profonda umanità della narrazione, hanno desiderato estenderne a tutti la proposta. Questi amici, che da qualche tempo si sono costituiti come CIPO-APS (Centro Interculturale Ponte ad Oriente)1, insieme al Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di Bari ed al Centro Culturale di Bari, hanno visto crescere intorno al loro entusiasmo una rete di volontari che con grande professionalità e intraprendenza ha curato il gesto. Si è messa in moto una macchina organizzativa nata più da un cuore pulsante che non da una mera competenza manageriale, generando un commosso e motivato lavoro di incontri che è una delle grandi ricchezze che questa mostra ci ha regalato.
Opera nell’opera è stato il progetto formativo sviluppato con sei scuole secondarie di secondo grado tra Bari, provincia e Taranto, con il coinvolgimento di oltre 170 studenti e 12 docenti, impegnati ad approfondire la mostra dal punto di vista storico e culturale attraverso webinar e seminari sul totalitarismo e i totalitarismi, sulla storia di Memorial (insignita del Nobel per la pace e contemporaneamente soppressa dalla Corte Suprema della Federazione Russa), sulla nascita e la struttura della mostra. Un coinvolgimento educativo perché ha permesso che i ragazzi facessero esperienza dei contenuti, a loro sconosciuti, e trasformassero la vibrazione emotiva in narrazione personale nelle visite guidate, nell’accoglienza, nella registrazione e nel supporto informatico da parte dei corsi di sviluppo e tecnologie avanzate. Un percorso che non si è ancora concluso ma che impegna attualmente gli studenti a continuare un lavoro su di sé attraverso i laboratori di «diario visivo» che stiamo loro proponendo a partire dai contenuti della mostra.
Da non tacere inoltre che, tra i moventi del progetto formativo, c’era l’esperienza che alcuni studenti, adottati, avevano degli orfanotrofi russi e bielorussi. In particolare, in loro è affiorata la sorpresa e la consapevolezza del valore della famiglia nel custodire potentemente la memoria dell’identità personale. La memoria, dunque, è diventata strumento di un paziente dialogo intergenerazionale che ha ridato – non solo nell’Unione Sovietica del Gulag – attualità e contenuto a parole fondamentali ma ormai quasi anacronistiche come «giustizia», «misericordia», «dignità», «ideale», «libertà», «compassione». Oltre alle classi delle scuole che hanno aderito al progetto formativo, hanno visitato la mostra altre sei scuole pubbliche del territorio, con la partecipazione di oltre 450 ragazzi accompagnati da 20 docenti.
Il compito di ridare memoria al singolo, altrimenti inghiottito dalla crudele macchina repressiva del Gulag sovietico, l’importanza di ogni persona nel fare la storia, la passione per il recupero della verità storica, l’irriducibilità dell’uomo a qualsiasi circostanza, anche la più tragica e nefasta, l’accendersi di testimonianze luminose di responsabilità, di amore, di amicizia, di compassione, di dignità e di bellezza hanno inevitabilmente toccato le corde dei nostri cuori e di quelli dei nostri interlocutori, giovani e non più giovani. Un racconto originale che ci ha permesso di
guardare la storia non solo come narrazione di eventi ma come fatta da persone con i loro legami, con la loro fede, con le loro radici. Una capacità di bene vissuta dentro un sistema di male.
Una possibilità, totalmente originale, di chiedere perdono per un sistema violento che non ha lasciato nessuno indenne e che nessuna giustizia umana potrà mai riparare, la possibilità di scegliere per la misericordia, una nuova via per tornare a vivere e costruire, non dimentichi del passato ma liberi di non ripeterlo, cioè liberi dalla giustizia come «vendetta». Una via di pace!
In tal senso si sono espressi anche i visitatori nei loro commenti. «Il bene unisce», «Un lume di speranza nel buio della disperazione», «Grazie per questo spazio di libertà. Nulla è scontato!», «Non dimenticare perché il passato non è mai passato!».
Tra i tanti frutti di questo lavoro siamo stati particolarmente sorpresi da alcuni incontri imprevisti come quello tra Palina, liceale bielorussa, guida alla mostra, e due ragazze, una siberiana e l’altra kazaka, che hanno espresso grande stupore di incontrare a Bari l’organizzazione Memorial, soppressa in Russia per propaganda antinazionale. Le ragazze hanno scritto: «Continuate!». Venendolo a sapere, la responsabile dell’Archivio centrale di Memorial Irina Ostrovskaja, ora rifugiata in Repubblica ceca e intervenuta all’inaugurazione della Mostra a Bari il 28 ottobre, ha commentato «questa mostra non è solo interessante ma molto necessaria».
Nei fatti, negli incontri, nei commenti abbiamo continuato a sorprenderci della misteriosa trama che ha accompagnato questa avventura. Non sapevamo, iniziando, cosa ci avrebbe chiesto e cosa ci avrebbe regalato. Oggi abbiamo il cuore pieno di commozione perché «non volendo svergognare i carnefici che la storia ha già condannato, ma preservare il germe che è stato fecondato», come disse in passato padre Romano Scalfi, fondatore di Russia Cristiana, abbiamo di fatto ridato voce a chi non ne aveva, ci siamo trovati ad annunciare che la giustizia va fatta ma che si riparte solo dalla misericordia e a sperimentare «quanto coraggio occorre per sostenere la speranza degli uomini!» (Luigi Giussani).
Di fronte alle recenti vicende della guerra in Ucraina e in Palestina, del caso di Indi Gregory o della barbara morte di Giulia Cecchettin, che oggi affollano le cronache in maniera spesso strumentale e che tuttavia suscitano in ciascuno il desiderio di giustizia, di verità e di pace, ci accorgiamo che il giudizio su di essi non può essere solo un’opinione, fosse così resteremmo tutti come prima, è piuttosto una immedesimazione, una lealtà col cuore e col dolore altrui, una conversione per implorare di non scandalizzarci della croce, ma di accogliere la sfida che il cardinale Pizzaballa ci ha lanciato da Gerusalemme: «Dov’è l’uomo?». Domanda che, dopo le ore e i giorni dedicati a questa mostra, è divenuta «Ed io?».
VIDEO DELLA MOSTRA E DEI WEBINAR
Breve video della mostra
WEBINAR 1
WEBINAR 3
WEBINAR 4
Assemblea volontari dopo la mostra
LABORATORIO
Una mostra come laboratorio di speranza: laboratorio visivo
A fine ottobre 2023 all’interno del Palazzo della Provincia di Bari è stata allestita la mostra “Uomini nonostante tutto. Testimonianze da Memorial”, promossa dal Centro Interculturale Ponte ad Oriente (CIPO), dal Centro Culturale di Bari, da Memorial Italia e da Russia Cristiana. Il CIPO per la sua natura ecumenica e culturale fa suo il metodo della memoria per la verità storica, promuovendo azioni formative ed educative che aiutino la società civile ed in particolare i giovani a coltivare il bene comune.
In questo orizzonte si iscrive la mostra che ha come oggetto la vita nei gulag, campi di lavoro sorti all’indomani della rivoluzione russa e soppressi solo nel 1987, e che ha come finalità pedagogica la presa di coscienza su come giustizia e misericordia siano fattori fondamentali della convivenza pacifica e dello scambio culturale tra popoli. In quest’ottica alle scuole appartenenti al territorio è stato proposto un progetto di alternanza scuola/lavoro. A conclusione del percorso del pcto è stato proposto un laboratorio didattico per stimolare negli studenti coinvolti una riflessione sull’importanza di quanto avessero appreso non solo ai fini didattici ma anche per un accrescimento della loro dimensione umana. Data l’importanza degli avvenimenti storici proposti da Memorial, molteplici erano i punti di vista che si potevano assumere nella conduzione del laboratorio. Si è scelto di dare maggiore spazio al tema del potere e alle forme di manipolazione cui può essere soggetto l’individuo in qualsiasi circostanza. L’intento era di collegare passato e presente, e demolire l’idea che ci induce a pensare che le nostre azioni abbiano un carattere effimero e di nessuna incidenza sociale. l’ipotesi di lavoro ha assunto come punto di partenza l’affermazione di Ol’ga Adamova Sliaberg, sopravvissuta ai gulag. Le sue parole: “Io non ti accuso. Non hai colpa se ti hanno instillato che non puoi fare niente, che non devi fare, pensare e dire niente.” sono di una straordinaria contemporaneità capaci di farci percepire non solo la spersonalizzazione a cui erano sottoposti i prigionieri nei gulag, ma sono anche profetiche di quella tendenza contemporanea all’omologazione.
Si è chiesto agli allievi di realizzare una tavola di formato A3 in segni colori ed immagini che potessero andare a comunicare le ragioni di un titolo liberamente scelto. Una sorta di manifesto che tutti avrebbero potuto realizzare intersecando parole ed immagini documentando una imprevista capacità generativa.
Così le parole di Ol’ga Adamova Sliaberg hanno prodotto attraverso tecniche di scrittura automatica e caviardage, titoli originali per ogni tavola. Se leggiamo ad esempio: “Non credevi in te stessa ed invece guardati sei ciò che sei senza l’aiuto di nessuno”, “Prima o poi respirerai aria fresca di libertà. Quel senso di spensieratezza che ti fa sentire i brividi sulla pelle”, “Immersa nei pensieri che mi ricordano chi sono davvero”, “Non si può piacere a tutti”, “Fragilità non è debolezza”, “Schiacciati da un mondo che appare più grande di noi ricorda il tuo essere” si avverte un bisogno di riconoscimento del proprio valore in un mondo che sembra indifferente ad ogni domanda di significato. Altri titoli, invece, hanno come tema la storia e la coscienza del tempo: “Il vero resiste al tempo”, “L’indifferente non è umano, solo la consapevolezza e la presa di coscienza relativa alla realtà possono portare ad una vita di pace e bene per tutti noi”, “E’ la cosa giusta da fare”, “Le vittime sono innocenti a cui è data la colpa da bestie che durante il loro tempo non sanno perdonare né sé stessi né il prossimo”, “Cose da non dimenticare: la storia, te stesso”. La seconda fase del laboratorio ha previsto la graficizzazione dei titoli elaborati ricorrendo a tecniche miste. Una fase operativa che non è stata vincolata da alcuna prescrizione, ma ha favorito l’espressione della creatività individuale. I laboratori proposti in cinque classi di tre istituti liceali di Bari Triggiano e Taranto (Bianchi Dottula, Cartesio e Battaglini), hanno evidenziato una estrema varietà di risposte alla medesima proposta. Di seguito alcuni esempi.
ELABORATI GRAFICI DEL LABORATORIO VISIVO






































