Segni della cultura russa sul nostro territorio. Progetto culturale storico iconografico. Mostra “Per me vivere è Cristo” dedicata alla vita e l’opera del metropolita Antonij di Suroz

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Settembre 2021 / Aprile 2022

Scuole coinvolte:
L.S. “E. Amaldi” • Bitetto (BA)

Sabato e domenica 9 e 10 aprile 2022, presso i locali dell’ex Convento dei Domenicani Bitetto alle ore 10.00 alcuni studenti dell’indirizzo linguistico del Liceo Amaldi di Bitetto, in seguito al percorso intrapreso nell’ambito di un progetto PCTO, parteciperanno a un incontro di presentazione di una mostra documentaria dedicata alla vita e all’opera del padre metropolita ortodosso Antonij di Suroz.

L’iniziativa è nata in modo inaspettato, nessuno dei curatori del progetto PCTO del Liceo linguistico Amaldi di Bitetto avrebbe immaginato di promuovere la mostra in oggetto al di fuori della scuola. Infatti, in tempi non sospetti il progetto PCTO “Segni della cultura russa sul nostro territorio”, rientrava nella normalità dei diversi progetti che si svolgono nelle scuole. Ma questo progetto ha avuto una particolare eccezionalità: è diventato tanto contemporaneo quanto pertinente alla drammatica storia dei nostri giorni. La fuga di milioni di bambini, donne e uomini ucraini a cui stiamo assistendo in questi giorni riporta alla mente un’altra emigrazione di massa avvenuta nel secolo scorso, quella di oltre tre milioni di russi fuggiti dalla rivoluzione d’ottobre del 1917.

Attraverso racconti, testimonianze e aneddoti i curatori della mostra si prefiggono di introdurre gli studenti all’esperienza religiosa e all’instancabile opera educati va di padre Antonij, grazie alla quale egli ha contribuito a mantenere desta, in migliaia di persone che l’hanno incontrato o in chi si è imbattuto soltanto nei suoi scritti, la coscienza della dignità dell’uomo e la sua compiuta realizzazione nell’esistenza terrena.

Il metropolita Antonij, al secolo Andrej Borisovic Blum, è nato a Losanna, in Svizzera, nel 1914 da una famiglia di diplomatici russi. Dopo aver vissuto la sua prima infanzia tra la Russia e la Persia, durante la sua permanenza a Parigi viene sorpreso dallo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre, evento che lo priva insieme ai suoi familiari di tutti i diritti civili, senza alcuna possibilità di rientro in patria e che lo costringe a condividere la situazione di incertezza degli emigranti russi, banditi e ripudiati dal nuovo potere bolscevico. Inizialmente poco incline alla pratica religiosa, a quattordici anni visse una profonda esperienza di conversione spirituale che segnò definitivamente la sua vita e la sua fede. Laureatosi in medicina e presi i voti religiosi, ha contribuito come medico militare alla Resistenza in Francia, durante la Seconda Guerra mondiale. Nominato in seguito Rettore della Parrocchia Patriarcale Russa di Londra nel 1950, è stato in seguito consacrato Arcivescovo della chiesa ortodossa russa in Gran Bretagna ed Esarca del patriarcato di Mosca in Europa occidentale. I testi del metropolita Antonij, arrivati in Unione Sovietica tramite il samizdat (l’editoria clandestina diffusasi negli anni del regime comuni sta), sebbene abbiano subito la censura dovuta al sistematico anticlericalismo del regime sovietico, hanno tuttavia generato gioia e speranza in chi li leggeva e hanno riportato alla fede migliaia e migliaia di persone allontanatesi dalla chiesa per l’educazione di stato che avevano ricevuto. In alcune lettere inedite, pubblicate in seguito da un’amica novantenne del metropolita nella Parigi occupata dai Nazisti, durante la Seconda Guerra Mondiale, si legge l’incredibile invito a non cedere all’epidemia della meschinità e a far «in modo di non abituarsi mai a niente».

E’ proprio questo fervore esistenziale e spirituale che ha generato in modo assolutamente inaspettato e sorprendente una profonda sintonia tra i discepoli del metro polita e del sacerdote ambrosiano don Luigi Giussani, fondatore del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione. La cura per la singola persona, la tensione a salvaguardare la dignità di ognuno, permettendone il risveglio della coscienza, sono alcuni aspetti della loro testimonianza di fede, maturata in contesti sociali e storico culturali molto diversi, senza che i due abbiano mai avuto modo di cono scersi. Vivendo fino in fondo la loro esperienza di fede essi «hanno contribuito – come affermano i curatori della mostra – a ricostruire l’Europa, attraverso le travagliate vicende del secolo scorso, tra l’esaltazione e il crollo delle ideologie», perciò è nostro desiderio «guardare la strada del metropolita Antonij e di don Giussani e condividere con tutti la gioia che ne è derivata».

La mostra, già presentata al Meeting di Rimini del 2015, fu riproposta a Bari nel 2017 grazie all’incontro tra uno dei cura tori della mostra, Aleksandr Filonenko, e padre Andrej, titolare della Chiesa Russa di Bari. Secondo le loro intenzioni i contenuti della mostra hanno un valore partico lare nel contesto della città di Bari, croce via da secoli di culture e di popoli provenienti dalle due sponde del Mediterraneo, “ponte” ideale e luogo di dialogo tra confessioni diverse accomunate dalla devo zione al culto di San Nicola. Il fine ultimo della mostra è dimostrare come sia possibile per tutti gli uomini, qualsiasi appartenenza o origine etnica li caratterizzi, incontrarsi e stimarsi vicendevolmente quanto più ciascuno va alla radice della propria esperienza umana.